Approccio cromatico

Qualche nozione

Con  il termine “cromatico” si identifica, in armonia, un semplice movimento di semitono che può riguardare una qualunque delle parti costitutive del tessuto musicale che sono la melodia, il basso e l’armonia.

Se il movimento cromatico si svolge all’interno della scala diatonica (ad esempio nella scala maggiore fra 4°e 5° grado  o fra 7°e 8°) tale intervallo è denominato semitono diatonico. Tutti gli altri movimenti cromatici fra i diversi gradi della scala implicano il passaggio su note estranee alla scala che assumono ruolo di risoluzione del movimento cromatico.Se il cromatismo è esso stesso posizionato in battere (appoggiatura) allora acquisisce funzione armonica di “ritardo”.

In tema di Jazz la stessa espressione viene comunemente usata per identificare, invece, uno stile improvvisativo, un modo di improvvisare di discendenza coltraniana nel quale, però, il complesso degli elementi armonici in gioco eccede notevolmente il semplice concetto di movimento cromatico. Più in generale, nell’ambito dell’approccio definito “modale”, portato in primo piano nel ‘57 da Miles Davis con “Kind of Blue”, si diffonde negli anni 60/70 fra i solisti di jazz una prassi di superimposizione tonale che finisce per essere identificata con il termine “cromatico” che in se’ non ne rappresenta, però, la complessità.

 

Un po’ di storia

La estrema intensità e profondità dei cambiamenti avvenuti nel decennio 1950 – 60 sono all’origine di quel processo che ha portato ad alla affermazione del termine “approccio cromatico” nel vocabolario jazzistico. lo swing aveva già cessato  di dominare il mercato musicale, il bebop era ormai diventato il luogo riservato ai musicisti ed ai cultori, il cool (50’/55’) recupera solo temporaneamente un rapporto con il pubblico mitigandone l’asprezza ma è il nascente rhythm and blues che invade il mercato soppiantando il jazz nei gusti del grande pubblico. Il jazz è ormai musica “di nicchia” e si allontana ulteriormente dall’ influenza del mercato divenendo il campo di espressione di istanze artistiche e sociali che lo conducono sempre più lontano da quel legame con il ballo e con le esigenze commerciali che avevano dominato la “swing era”. Il legame con la discografia resta comunque centrale nello sviluppo di questa fase storica ed è proprio il mercato del disco a sostenere i musicisti nelle loro sperimentazioni così lontane ormai dai gusti del grande pubblico. Così dopo il 55’con l’avvento dell’hard bop e del jazz modale, del free jazz e di Coltrane gli orizzonti espressivi degli artisti del Jazz si ampliano fino ad esplodere.

La magia e l’incredibile senso di avventura e di scoperta pervadono il lavoro dei pionieri del linguaggio contemporaneo proiettandoli in territori inesplorati la cui emozione non cessa, oggi, di generare meraviglia, stupore e ammirazione nei musicisti che si avventurano alla scoperta di se’ stessi suonando jazz. La parabola Coltraniana, il mistero che pervade la musica del secondo quintetto di Davis (con Hancock, Shorter, Ron Carter e Tony Williams), l’enigma lanciato dai musicisti del free e la pulizia formale che parallelamente pervade il territorio del main stream restano tutti elementi che rendono quel periodo un inesauribile miniera di ispirazione e di invenzione.

Gli anni70’

Negli anni 70′ quella visione tanto avanzata cede progressivamente il passo alle semplificazioni del Jazz Rock e , d’altra parte, alle varie forme di continuazione dell’hard bop nelle quali linguaggio modale utilizzato dai prosecutori di Coltrane di quel periodo (Liebman, Grossmann, Bob Berg, Brecker etc) torna ad un rapporto più stretto con la struttura armonica del brano e l’elaborazione melodica assume dei connotati più facilmente razionalizzabili dove possono essere più facilmente individuate le superimposizioni accordali e tonali o l’utilizzo di sostituzioni armoniche ben identificabili. Ora dunque gli stili si sovrappongono e quelli che erano stati i pionieri del post-bop qui diventano solo una delle diverse voci. Anche sul fronte europeo incominciano ad emergere importanti novità (vedi tutto il pubblicato ECM).

Approccio Cromatico

Ed è proprio la sovrabbondanza di elementi armonici complessi ad offuscare il concetto di approccio cromatico puro e semplice rendendone spesso misterioso l’accesso a chi intende studiarlo. Isolando, però, l’approccio cromatico dai procedimenti armonici ai quali tale approccio può essere applicato si può procedere ad inserirlo gradualmente nel nostro modo di suonare.Come si è visto nelle pagine dedicate alle scale bop i cromatismi sono parte integrante del fraseggio di questa musica già dalle origini, legati come sono alla struttura accordale del primo jazz e del blues.Esempi: Bix Beiderbecke, Al Jonson, Bessie Smith. Poi nel bop applicati alle scale, all’estensione degli accordi e alle sostituzioni. Esempi: Parker, Rollins etc Fino al “bop” estremo di Coltrane dove i cromatismi si integrano in cambi armonici rapidissimi. Esempi: Giant Steps, Countdown etc
Nell’ approccio modale i cromatismi finiscono per essere integrati in superimposizioni tonali. Esempi: Coltrane: Blues to you, Liebman e Grossman in :Live at Lighthouse.
Da qui in poi la complessità raggiungibile con questi procedimenti sarà superata solamente con una radicale svolta dove la costruzione melodica viene sostenuta da procedimenti fondati sugli intervalli ed il concetto di centro tonale cessa di essere riferimento inamovibile della costruzione melodica. Le pratiche sull’approccio cromatico sono sviluppate nelle lezioni on line.