{"id":1803,"date":"2012-09-13T13:18:40","date_gmt":"2012-09-13T13:18:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.saxonline.it\/w3\/?page_id=1803"},"modified":"2020-06-25T11:05:19","modified_gmt":"2020-06-25T13:05:19","slug":"cadenza-ii-v","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.jazzlab.saxonline.it\/w3\/teoria\/le-cadenze\/cadenza-ii-v\/","title":{"rendered":"La cadenza II V I"},"content":{"rendered":"<p>Una trattazione teorica completa delle cadenze \u00e8 disponibile nei trattati di armonia come il Piston. In questa sede vengono richiamati alcuni concetti fondamentali utili ai fini di una descrizione di massima del meccanismo cadenzale che \u00e8 indispensabile per procedere nello studio dell&#8217;improvvisazione.<\/p>\n<p>Il termine &#8220;cadenza&#8221; origina nell&#8217;uso che se ne faceva ancora prima del nascere dell&#8217;armonia moderna, quando ancora la polifonia dominava i costumi musicali in Europa. Il termine indicava, nella musica strumentale evolutasi durante tutto il &#8216;500, un movimento melodico conclusivo. In seguito il significato si \u00e8 allargato ad intendere un qualunque punto, anche solo momentaneamente conclusivo, all&#8217;interno del discorso musicale. &#8220;Cadenza&#8221; ha passato poi a significare &#8220;movimento armonico&#8221; e l&#8217;insieme delle &#8220;cadenze&#8221; corrisponde oggi all&#8217;insieme dei vari modi di combinare gli accordi nel movimento verso la Tonica (il primo grado della scala).<\/p>\n<p>Come \u00e8 noto i numeri romani vengono utilizzati per nominare i gradi della scala (vedi: <a title=\"Scala Maggiore e accordi\" href=\"http:\/\/www.saxonline.it\/w3\/?page_id=1433\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">la scala maggiore<\/a>). Cadenza II V I significa dunque cadenza che procede attraverso i gradi &#8220;secondo&#8221; , &#8220;quinto&#8221; e &#8220;primo&#8221; della scala di riferimento pi\u00f9 importante che \u00e8 la scala maggiore.<\/p>\n<p>Ogni grado individua per prima cosa il suono che gli corrisponde. Nel caso della tonalit\u00e0 di DO maggiore i suoni fondamentali della cadenza \u00a0II V I sono quindi le note RE SOL e DO. In secondo luogo la cadenza riguarda gli accordi costruiti su di questi gradi.<\/p>\n<h3>Movimento melodico<\/h3>\n<p>Il movimento tra le note RE SOL e DO costituisce di per se&#8217; una cadenza II V I in quanto lo spostamento di quinta discendente tra due suoni identifica il primo come armonico del secondo ( vedi: <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Armonici_naturali\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">serie delle armoniche naturali<\/a>) \u00a0In termini pratici questo significa che suonando un DO con il sax \u00e8 possibile sentire all&#8217;interno del DO, a volume molto inferiore, il SOL stesso. Dopo aver suonato il DO, quindi, l&#8217;orecchio riconosce il SOL come nota affine che sospende l&#8217;ascolto in attesa di un ritorno alla fondamentale. Pur non essendo risolutiva questa spiegazione ci aiuta a stabilire una connessione tra i meccanismi cadenzali e la natura stessa dei suoni, che per\u00f2, non scordiamo, sono stati organizzati diversamente da altre culture musicali. Questo ci fa capire come buona parte della &#8220;naturalezza&#8221; con la quale sentiamo collegare i diversi accordi nelle cadenze, ha origini nella consuetudine culturale nella quale ci muoviamo.<\/p>\n<p>Dal punto di vista dell&#8217;ascoltatore, a rendere possibile la percezione della affinit\u00e0 fra i suoni e di conseguenza quella fra gli accordi nelle varie cadenze, \u00e8 la &#8220;<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Memoria_di_lavoro\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">memoria di lavoro<\/a>&#8221; nel nostro cervello che trattiene il suono sentito per primo come riferimento per i successivi. La cadenza V I \u00e8 quindi conclusiva per eccellenza nel discorso musicale e rappresenta il pi\u00f9 comune modo di muovere alla tonica dopo averla lasciata. Va da se&#8217; che dopo aver ascoltato una o due canzoni che contengono questa cadenza l&#8217;orecchio sar\u00e0 gi\u00e0 pronto ad accettarla anche senza iniziare con la tonica. La cadenza quinto\/primo pu\u00f2 anche presentarsi dunque in un brano che inizia direttamente dal quinto grado ed essere accettato dal nostro orecchio senza problemi. Procedendo in questo modo la nostra capacit\u00e0 di ascolto, gi\u00e0 dai primi anni dell&#8217;infanzia, si amplia a dismisura includendo nella sua esperienza tutti i vari tipi di cadenze di cui i brani sono composti e che sono elencati in questa <a href=\"\/\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">pagina di wikipedia<\/a>.<\/p>\n<p>La prima parte della cadenza \u00e8 anch&#8217;essa formata da un movimento di quinta discendente. RE \u00e8 infatti la quinta di SOL e quanto detto sopra trova di nuovo applicazione. La cadenza II V I \u00e8 quindi composta dunque da tre accordi della scala ognuno dei quali \u00e8 quinto grado del seguente. La concatenazione di accordi potrebbe proseguire in modo simile a formare una progressione di pi\u00f9 battute proprio come avviene nei brani pi\u00f9 in uso nel Jazz.<\/p>\n<h3>Movimento armonico<\/h3>\n<p>Procedendo nel discorso vediamo ora gli accordi costruiti sui gradi due, cinque e uno della scala maggiore:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.saxonline.it\/w3\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/Pagine-da-DUE-CINQUE-UNO1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2218 alignleft\" src=\"http:\/\/www.saxonline.it\/w3\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/Pagine-da-DUE-CINQUE-UNO1-300x215.jpg\" alt=\"Pagine da DUE CINQUE UNO\" width=\"300\" height=\"215\" srcset=\"https:\/\/www.jazzlab.saxonline.it\/w3\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/Pagine-da-DUE-CINQUE-UNO1-300x215.jpg 300w, https:\/\/www.jazzlab.saxonline.it\/w3\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/Pagine-da-DUE-CINQUE-UNO1-1024x735.jpg 1024w, https:\/\/www.jazzlab.saxonline.it\/w3\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/Pagine-da-DUE-CINQUE-UNO1.jpg 1099w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Dm7 formato dalle note RE FA LA e DO<\/p>\n<p>G7 formato dalle note SOL SI RE FA<\/p>\n<p>e DO maggiore settima formato da DO MI SOL SI<\/p>\n<p>Le note che caratterizzano ognuno dei tre accordi aiutandone la definizione della funzione armonica sono terza e settima. Fondamentale e quinta non danno infatti informazioni sul modo ( maggiore o minore) ne&#8217; sulla funzione armonica (tonica, dominante o sottodominante). Qualche delucidazione su questo concetto si pu\u00f2 avere nella <a href=\"http:\/\/www.saxonline.it\/wordpress\/improvvisazione-jazz\/le-linee-guida-guide-tones\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">pagina dedicata alle linee guida.<\/a><\/p>\n<p>Analizzando il movimento di terza e settima degli accordi suddette note si pu\u00f2 dedurre che l&#8217;intervallo di 5\u00b0 FA DO neutro e molto consonante contenuto nel primo accordo (Dm7) si trasforma in un intervallo di 4+ (tritono) fortemente dissonante. La dissonanza \u00e8 sinonimo di instabilit\u00e0 e spinge ad un movimento verso una situazione sonora meno tensiva dove gli intervalli fra le note siano percepiti come armoniosi e consonanti. Muovendo verso la tonica ( accordo di DO maggiore) l&#8217;intervallo di tritono lascia quindi il posto, nel terzo accordo, ad un dolce intervallo di terza. Il movimento avviene proprio in corrispondenza dei due intervalli di semitono presenti nella scala maggiore FA\/MI e SI\/DO.<\/p>\n<p>In pratica la cadenza governa la transizione tra i due pi\u00f9 forti centri di attrazione nella scala che sono gli accordi maggiori del \u00a0primo (tonica) e del quarto grado (sottodominante). Il movimento cadenzale completo vede quindi la successione dei tre pilastri della scala maggiore: SOTTODOMINANTE &#8211; DOMINANTE\u00a0 &#8211; TONICA. Questa transizione pu\u00f2 essere estesa anche agli accordi che ricadono nella sfera di influenza di primo e quarto grado secondo la seguente &#8220;mappa&#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Gruppo di tonica<\/strong>: I &#8211; III &#8211; VI<br \/>\n<strong>Gruppo di sottodominante<\/strong>: II &#8211; IV<br \/>\n<strong>Gruppo di dominante<\/strong>: V &#8211; VII<\/p>\n<div><span style=\"font-size: 12px; line-height: 18px;\">(prendendo ad esempio la tonalit\u00e0 di DO):<\/span><\/div>\n<p><strong>Gruppo di tonica<\/strong>: Cmaj7, Em7, Am7 (non contengono il FA)<br \/>\n<strong>Gruppo di sottodominante<\/strong>: Dm7,Fmaj7 (contengono il FA e non il SI)<br \/>\n<strong>Gruppo di dominante<\/strong>: G7, Bm7b5 (Accordi che contengono FA e SI )<\/p>\n<p>Come si vede i tre gruppi vengono distinti dalla transizione della 4\u00b0 nota della scala (in questo caso FA) all&#8217;interno di essi. Tale transizione conduce dagli accordi meno tensivi (gruppo di tonica) verso quelli maggiormente lontani dalla tonica il cui suono tensivo \u00e8 caratteristico e viene determinato dall&#8217;intervallo di tritono formato da Fa e SI.<\/p>\n<p>La dissonanza di tale intervallo \u00e8 stata prevalentemente utilizzata nella musica europea come momento di tensione contrapposto alla pacifica consonanza dell&#8217;accordo di tonica. Questo alternarsi di tensione e rilascio da luogo ad un movimento che proietta in avanti il discorso musicale creando all&#8217;ascolto una attesa continua di tensione\/risoluzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per ripetere il concetto con parole diverse\u00a0 per aiutarne la comprensione, vediamo di nuovo come l&#8217;accordi di G7 che contiene l&#8217;intervallo SI-FA risolve sul primo grado nel modo seguente:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.saxonline.it\/w3\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/cinqueuno.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1845\" title=\"cinqueuno\" src=\"http:\/\/www.saxonline.it\/w3\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/cinqueuno.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"124\" \/><\/a><\/p>\n<p>Aggiungendo alla sequenza il secondo grado il movimento delle voci importanti \u00e8 il seguente:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.saxonline.it\/w3\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/duecinqueuno.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1846\" title=\"duecinqueuno\" src=\"http:\/\/www.saxonline.it\/w3\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/duecinqueuno.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"139\" \/><\/a><\/p>\n<h3>Imparare il Jazz<\/h3>\n<p>Coerentemente con l&#8217;impostazione didattica tradizionale del jazz e con l&#8217;intento di sviluppare le capacit\u00e0 improvvisative l&#8217;interiorizzazione della cadenza II V I viene perseguita attraverso la memorizzazione e la successiva trasformazione del materiale melodico di repertorio jazzistico nel quale tale cadenza viene utilizzata. Trasformare la teoria in pratica \u00e8 un procedimento, a parere di chi scrive, assolutamente sopravvalutato. Il jazz pu\u00f2 essere solo trasmesso di persona da un musicista ad un altro in un processo creativo dove la teoria si configura come arricchimento di un momento istintivo coltivato a priori. Per svolgere i compiti di conservatorio o imparare ad improvvisare usa le <a href=\"https:\/\/www.saxonline.it\/informazioni\/\">lezioni online<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una trattazione teorica completa delle cadenze \u00e8 disponibile nei trattati di armonia come il Piston. 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